E’ domenica, 23 ottobre, una data che non mi dice niente, ma che da oggi non sarà facile scordare.
Alle 10 del mattino, sono sveglio da poco, jeans e maglietta stropicciati, sembro esserci caduto dentro per caso.
Sul divano del salotto, una tazza di tè verde e qualche biscotto integrale che non ti danno un gran buongiorno, ma almeno ciao te lo dicono.
La TV accesa, sta per partire il GP di Malesia, classe MotoGP.
La terra di Sandokan, delle ragazze dalla pelle di luna e di Micky, un amico, un Maestro, un fratello con cui ho condiviso sogni, avventure, rabbia, bestemmie e sorrisi.
Ricordo la sua telefonata nel 1998 : “Hai visto a Sepang? Quella pista è maledetta, hanno ucciso il cobra… E’ un animale sacro”.
Sono strani i Malesi, combattono senza battere ciglio, ma sono terrorizzati dalle superstizioni.
La gara non promette particolari emozioni, le 3 Honda HRC in prima fila, Yamaha ufficiali più assenti della neve, Valentino naviga come su un praho.
Penultima gara per Capirex, penultima per le 800.
Rolling Stoner ha ammazzato il mondiale da tempo ed ha testa solo per la dolcissima Adriana.
Rolling, perché al suo esordio in MotoGp faceva più chilometri col culo che con le gomme. Ma è nato campione e sa che le moto non sono tutte uguali, ha imparato che la DesmoSedici è una ragazzaccia, mentre l’ RC 212 è una signorina educata che ti sorride sempre.
Lorenzo è a casa, anche lui all’ esordio nella classe regina sembrava più tagliato per fare il trapezista, ma è un campione e la stima la merita. Concentrato sulla 1000 dell’ anno prossimo ha tirato i remi in barca da tempo, si è messo a fare il ragioniere, mestiere che stava valutando, dopo che al Montmelò Rossi gli ha fatto capire come corrono i grandi. E lui l’ ha imparato, ha imparato anche il training autogeno e il fatto che esiste anche una prima parte di gara e, se sei davanti anche lì, la solitudine non ti pesa.
Dani Pedrosa, l’ eterna promessa spagnola, guarda il cielo preoccupato per il dolore alla spalla e per le nuvole, perché lui si stende appena Bernacca dice “Variabile”.
Lui e Lorenzo non si vogliono bene, non si danno la mano e non la danno neanche al futuro pilota HRC, Marco Simoncelli.
Un ragazzone di 184 cm che riesce ad essere sempre un folletto, che arriva da una terra dove tutto è rosso come il lambrusco e dove la prima moto te la regalano al battesimo. E la moto cattiva non si chiama Ninja o Katana, ma l’ è el “Diavel”. E’ uno che mangia piadine e non ama la paella, uno che bastona spagnoli di professione e gli dice in faccia: ”La smettano di farsi le pugnette e comincino ad andare forte”. Lui non li ama e loro lo odiano.
Lui sa di essere bravo, ma resta umile e si fa un altro anno in 250 dopo il titolo iridato.
In pista, in MotoGp è un animale affamato e qualche animalata la fa. Fa a Lorenzo quello che lui fa agli altri e quello s’ incazza di brutto e frigna come una bimbetta tutta trecce e lentiggini.
La stampa spagnola, in cerca di vendetta, verso uno che ha dato più mazzate ai rivali iberici di quante Gino Bartali ne abbia date ai francesi, raglia cazzate a tutta pagina.
E Super Sic, perché così noi tifosi chiamiamo Marco, ne combina una grossa.
A Les Mans passa Pedrosa alla S e gli chiude davanti con un gesto da codice penale. Dani si fa male di brutto, il torero s’ incazza come un toro e stavolta ha ragione.
I “giornalisti” spagnoli vomitano minchiate e Sic viene trattato come un cane, umiliato in modo vergognoso ed inaccettabile.
La Honda non lo difende, troppo impegnata a sperare che il Dovi capisca come si vince con la RC 212, ma, dopo 4 anni, sembra ancora in alto mare.
Sic arriva a Barcellona con la scorta, ma poi lo dice chiaro che “cominciano a girargli le balle”.
E Super Sic fa il Super Sic, concentrato, convinto, stacca adesivi ai rivali, non sbaglia e non molla.
Valentino dice sorridendo che “Il Sic è un bastardo” e per noi che amiamo i motori è un grandissimo complimento.
Ci torna in mente il dito di Barros puntato minacciosamente contro Marco Melandri “Io poi divento bastardo” gli diceva.
Surtees, Nieto, Roberts, Spencer, Lawson, Schwantz, Rainey, Doohan, i mitici Agostini e Rossi tutti maledettamente bastardi e grandissimi…
Nel giro di ricognizione, mentre poso la tazza del tè, il collaudatore Yamaha da un colpetto a Bautista, l’ unico che ha capito che la Suzuky non va presa a calci come faceva Hopkins.
Si spengono i semafori e Stoner detta la sua legge.
La Suzuky di Bautista sembra già essere una 1000 e lui ed il Sic ci fanno sognare ricamandoci sorpassi fantastici sul cuscino.
Nicky Hayden, il mostro della laguna, che arriva dal Kentucky, rilascia interviste in dialetto, bestemmia e non frigna e passa al cavatappi come su un rettilineo, si butta nella mischia.
Ma succede qualcosa… il Sic percorre una delle due curve più impegnative della pista e la moto, la sua moto, quella che ami come la tua donna, quella di cui hai bisogno, del suo calore, del suo profumo, lo tradisce e, appena cerca di drizzarla, parte inspiegabilmente.
Che cosa è successo? Quella cazzo di gomma anteriore che non è mai in temperatura e quando ci arriva dura due giri, forse la mappatura non era quella giusta per i primi giri, ma se non attacchi lì, poi andarli a prendere è dura, forse il problema di elettronica che ha fatto passare una notte insonne ai meccanici Honda non era risolto.
La moto è come una donna, ma è pur sempre una macchina e quando sente grip non capisce che sei steso a terra e ti regala i suoi cavalli. Marco è sotto la moto, immaginiamo che cosa pensa: “Adesso mi rialzo e riprendo quei due in 3 giri”, tiene la moto sollevata col ginocchio e la ruota posteriore morde la strada, generando una traiettoria folle e assassina.
Valentino, il suo amico Valentino, quello delle derapate alla cava, quello da Supermotard è all’ interno di Edwards, Texas Tornado, e con la furia del tornado le loro moto investono il Sic. Noi da casa urliamo: “Oh cazzo nooo…”.
La ruota di Vale lo colpisce alla testa e gli fa volare via il casco, nell’ urto con Marco, la forcella della Yamaha di Edwards si piega.
Marco come Tomizawa, come Daijiro Kato, il mago della pioggia, a terra con le braccia distese e la faccia appoggiata all’ asfalto. Rossa la sua terra, rosso il lambrusco, rossi i motori e rossa la bandiera che i commissari sventolano con concitazione. Gara sospesa, questa volta la direzione gara lo capisce.
Passano 40 minuti al centro medico, ma il miracolo non succede.
Paolone Beltramo lo dice con gli occhi pieni di lacrime, mentre arriva la dichiarazione ufficiale dalla direzione gara.
“We confirm, Marco Simoncelli has dead”.
Il Folletto non ce l’ ha fatta.
E lì non puoi non piangere. Non lo conoscevo mica di persona Marco. Non conoscevo di persona neanche Dan Wheldon, ma noi che amiamo i motori ci salutiamo sempre quando ci vediamo.
Le nostre ragazze lo sanno di avere sempre una rivale e si rassegnano. Perché il rumore di un motore ci fa impazzire. Perché il primo bacio lo possiamo scordare, ma la prima volta che abbiamo guidato no.
Macchine, moto… le guardiamo e le amiamo, le rispettiamo, perché loro lo pretendono e lo meritano.
Ho guidato la prima volta a 13 anni, mio padre mi disse: “Vai a prendere la macchina” e non ho più smesso.
Eh già, la legge non lo consente, ma il nostro cuore sì.
E come batteva il nostro cuore la prima volta su una pista. Cazzo una pista vera… e sei proprio tu… e quella gente, tanta gente, guarda proprio te. Le ragazze ti mangiano con gli occhi… ma tu non ci pensi. Gli amici ti abbracciano, la mamma sorride, tuo padre dice :”Credevo sbagliassi la staccata alla fine del rettilineo…” e invece no, non la sbagli e lui non lo credeva, lui è l’ unico che sa sempre dove stacchi.
Perché lui aveva 20 anni e mia mamma 18 quando la portava la mare con la Macheless 350 che trattava i Guzzi come biciclette.
Sono nato grazie a lei… se mio padre fosse stato uno che amava il cinema non sarei nato.
Alle donne non piacciono troppo i motori, ma se a te i motori piacciono troppo, tu piaci troppo alle donne.
Ma ci sono volte che hai voglia di guidare da solo. A me capita, soprattutto di notte. Parto e guido, tantissimo… per ore.
E la musica mi entra dentro.
In queste notti ho voglia di guidare, poi arrivo in un posto, non so quale, un posto… sento “Stairway to Heaven”, guardo le stelle e dico: “Ciao Sic”.



